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Quando
Marco Zanni si mette a fare teatro, non è certo spinto da calcoli
di botteghino. Il suo talento nel trovare autori scomodi, teatri
off e circuiti complicati e irraggiungibili gli è ormai riconosciuto
tanto quanto quello di attore efficace e sensibile. Ed eccolo negli
anni alle prese con testi spesso mai rappresentati prima, allestimenti
di forte impatto letterario ma di difficile traducibilità teatrale,
con mostri sacri della poesia strappati al loro destino declamante
e retorico e restituiti a una vita nuova, alla sfida dei gesti,
del pubblico, del buio e della luce.
Nel 1992 Marco gira l'Italia con lo spettacolo
di Dario Fo e Franca Rame "Parliamo di Donne". Si tratta
di una commedia in due atti esilarante e amara, in cui una fantastica
Franca Rame interpreta due personaggi lontani ma rappresentativi
in egual misura della condizione della donna: una madre segnata
dalla vita e dalla tossicodipendenza dei figli nel primo atto intitolato
ambiguamente "L'eroina" e, successivamente, in "Grasso è bello",
una cicciona di 123Kg , separata dal marito, che si consola ascoltando
continuamente un nastro che porta incise tutte le più belle frasi
d'amore dei films. Un giovanissimo Marco Zanni è, tra le fugaci
apparizioni dei personaggi che ruotano intorno a Franca, quello
che maggiormente condivide con lei la presenza sul palco e che con
più forza interagisce con la protagonista.

Nel 1993 è la volta di Pinter e di "Tango
notte", spettacolo tratto da "Notte" e "L'amante". Andato in
scena al teatro Ringhiera di via Boifava a Milano, Marco Zanni,
nel ruolo di protagonista in compagnia di Valeria Bugatto, rappresenta
un marito che, d'accordo colla propria compagna, dà vita ad un pericoloso
gioco di sopravvivenza nel quale la coppia, per non naufragare nella
noia e nel matrimonio, è costretta a inventarsi continuamente situazioni
che si riveleranno un pericoloso boomerang.
Il 1996 è l'anno di "Prova per Fernando
Pessoa" e di un modo nuovo di mettere in scena la poesia. Lo
spettacolo debutta al teatro Adua di Torino, dove viene replicato
in due settimane di tutto esaurito. In questa occasione, oltre a
essere oggetto di lusinghiere critiche sui principali quotidiani
locali e nazionali, ampi estratti dello spettacolo vengono trasmessi
nell'edizione serale del tg3: Dopo Torino è la volta di Milano,
al teatro Out-off, e di Roma, nella cornice suggestiva del centralissimo
e glorioso teatro Tordinona. "Prova per Fernando Pessoa" è un febbrile
montaggio di poesie tratte dall'opera "Una sola moltitudine", recitate
da un attore che dialoga con le ombre e con le note di un violino
suonato in scena. da Simone de Pasquale. La regia è di Marcel Cordeiro,
sempre bravo a sottrarsi alla tentazione di appesantire il linguaggio
scenico e a dosare oggetti e movimenti in modo da dare al verso
una cristallina visibilità. Lo spettacolo verrà replicato a grande
richiesta e per un mese intero, di nuovo al teatro Out off, nell'ottobre
1998.
L'ultimo lavoro di Marco Zanni, sempre per la
regia di Marcel Cordeiro e con la partecipazione di Simone de Pasquale,
è "Tango nudo", in scena all'Out off dal 5 al 31 ottobre
1999: Le poesie questa volta sono tratte dall'opera di Antonio Botto,
poeta portoghese dal gusto raffinato e decadente. La scelta registica
in quest'occasione è più articolata. Marco interagisce sul palco
con drappi di seta rossa, specchi barocchi, un ballerino silenzioso
e uno sfondo bianco che proietta la figura dell'attore con un gioco
bellissimo di ombre cinesi. I versi vivono di una sensualità malinconica
e vorace e di una rara perfezione stilistica, tanto che Pessoa,
in un saggio rivolto a difendere l'amico Botto dagli attacchi dell'intellettualità
portoghese alla sua ispirazione dichiaratamente omoerotica, lo definisce
come unico depositario dell'ideale estetico del Portogallo. E' sicuramente
la prova più sofferta di Marco Zanni, la più riuscita, anche se
contrariamente al Pessoa la risposta del pubblico rimane sotto le
aspettative. Va considerato il fatto che Antonio Botto è poeta del
quale non esiste alcuna traduzione nel nostro Paese e che quelle
utilizzati nello spettacolo sono state commissionate dallo stesso
Marco Zanni al bravo Bruno Persico.
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